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Ciro Angelillis

Nuove luci sulle vicende della regina Giovanna I di Napoli

Anno 1977 - Studio e ricerca sulla figura di Giovanna I di Napoli e della sua fine tragica.
Monte Sant'Angelo fu l'ultima residenza della disgraziata regina.

 

 

PRESENTAZIONE
L'affettuosa, fraterna amicizia che mi ha legato a Ciro Angelillis durante la Sua vita, pare che il destino abbia deciso di farla proseguire anche dopo la Sua dipartita.

Copertina regina Giovanna I di Napoli

Copertina di Nuove luci sulle vicende della regina Giovanna I di Napoli

Curai la stampa del secondo volume della Sua opera maggiore : «IL Santuario del Gargano e il culto di San Michele nel mondo», monumento di sapienza e di serena e precisa critica storica degli avvenimenti narrati - che la morte gli impedì di vedere completamente pubblicata -, e poi la addolorata famiglia volle che presentassi la Sua opera postuma «La tomba di Rotari». Oggi, anche per desiderio della Sua affezionata compagna e delle Sue figliuole, traccio questi brevi note per l'altro inedito «Nuove luci sulle vicende della Regina Giovanna I di Napoli». Sento per che la volontà dei vivi dominata dall'arcana influenza dell'illustre Scomparso nel designarmi a questo compito, non adeguato alle mie modeste forze per la dottrina di chi scrisse l'opera; ma graditissimo perchè mi consente di trascorrere qualche tempo nella compagnia ideale del grande Maestro di amore per la nostra terra.
Ciro Angelillis, per i Suoi studi e le Sue indagini, sempre nell'intento di dare maggior lustro alla Sua città, ha scelto i monumenti e gli argomenti sui quali la critica era la pi accesa ed i pareri pi controversi.
E sempre, con una trattazione che scendeva ai minimi particolari ed alle più astruse conclusioni, ha detto la Sua parola di storico eminente e di vasta cultura.
Ingrandisci l'immagineGiovanna I di Napoli (incisione del sec. XVIII)

Giovanna I di Napoli (incisione del sec. XVIII)

Questo si nota - forse pi che altrove - nel presente lavoro nel quale l'esame arriva a contestare l'assurdo, le ombre si diradano di volta m volta e le conclusioni sembrano ineccepibili.
E ci presenta la protagonista nella sua vera veste, sfrondando la sua memoria dalle esagerazioni che la tradizione e le sovrapposizioni della fantasia popolare le avevano attribuite, e per lei ha anche un senso di scusa che le deriva dalla perdita dei genitori in tenera età, dalla poca moralità in cui la Corte di Napoli era precipitata e dai contatti con donne di pochi scrupoli ed interessate, nel periodo più vulnerabile della vita quando nella prima giovinezza si forma il carattere.
E al di sopra ed al di fuori dei difetti di una donna bella e fornita di immense possibilità che la fanno apparire frivola, erotica ed amante del lusso, si notano virtù che non si riscontrano in altri regnanti.
Durante il regno che si protrasse per ben otto lustri, quante disavventure !
Figliuoli morti in tenerissima età, persecutori spieiati e tremendi, fulmini di scomuniche papali, fughe precipitose in Provenza e in Gaeta; e poi guerre civili, fellonie di familiari, rivalità di congiunti, brigantaggi, carestie, pestilenze, invasioni, assedi, ecc.. Eppure oltre ad arricchire Napoli di belle vie e pittoresche piazze, si contornò di letterati ed umanisti ed edificò Chiese e Monasteri monumentali, ospedali ed ospizi in tutto il regno.
E si mostrò generosa, colmandola di doni, che la Santa accettò, con quella stessa Brigida di Svezia che aveva eruttato contro di lei le più feroci invettive; e seppe, nell'avversa sorte, mostrar dignità e fierezza da vera e nobile regina, raccomandando a Carlo di Durazzo, suo nemico capitale, con commosse parole, la vita del suo ultimo compagno, grata a quest'unico uomo che l'aveva finalmente conosciuta e compresa.
Il popolo provenzale poi aveva una venerazione per la sua contessa, tanto che il suo motto era: «Amate Dio e la Regina Giovanna». E il suo più grande poeta, Federico Mistral, «elevò tutto un inno di riverenza e di ammirazione alla regal donna angioina nelle sue liriche e nella sua tragedia La Reino Jano e le tessè intorno il più fulgido serto e il più grazioso e cavalieresco poema». Ed anche la figura di Carlo III che la spogliò del regno, tratteggiata in tutta la sua ampiezza, e dal confronto risalta il carattere di questo rè astuto e senza scrupoli che, pur di conservare l'usurpato potere, non avvertiva restrizioni per i suoi atti violenti e contrari alla più elementare coscienza.
Così si giunge allo scopo principale dell'opera che l'indagine sulla morte e sulla sepoltura della regina.
Fu strozzata e sepolta in Monte S. Angelo, o a Muro Lucano o altrove?
Sbattute una per una le varie tesi, l'Autore conclude affermando che il castello garganico fu l'ultima residenza della disgraziata regina in cattività e nella chiesa dei Francescani di Monte S. Angelo, che ella aveva eretto, ebbe sepoltura. Fu mistificazione l'esposizione di un cadavere di donna in Santa Chiara, fu inganno la lettera con la quale, molto tempo dopo la morte di Giovanna, Carlo dava notizia del decesso ai Capi di Stato, fu determinato dal complesso piano di eliminazione della regina il sussidio dato ai Francescani di Monte S. Angelo per i restauri nel periodo in cui le finanze di Carlo erano fallimentari, nel tempo della sepoltura del cadavere?
L'Autore, con argomentazioni valide seppure non sorrette da documenti, da risposte affermative a tali interrogativi e conclude che sia l'assassinio che l'inumazione della regina avvennero in Monte S. Angelo. Lo stesso castello avito dei Durazzeschi dove Carlo era nato e dove la madre era morta nel darlo alla luce, fu teatro del tragico evento.
è una lettura avvincente e uno studio che tien conto di tutti gli elementi disponibili, dettato sempre da un grande amore per la Sua terra, che quasi in ogni pagina si nota.
Per cui riteniamo che fu nel vero Alfredo Petrucci quando scrisse nell'appendice al secondo volume de «Il Santuario del Gargano e il culto di San Michele nel mondo» che il Suo nome va scolpito a caratteri indelebili sulla roccia più alta e nitida.
San Menaio, 2 marzo 1977
Giuseppe D'Addetta


PREFAZIONE
Questo studio sulla Regina Giovanna I di Napoli volto sopra tutto a rischiarare le ultime vicende dell'infelice regina angioina per quanto concerne più di ogni altro la località ove si svolse la tragedia che faceva scomparire definitivamente dalla scena del mondo l'augusta prigioniera di Carlo III di Durano.
Invano la maggior parte degli storici, per una semplice tradizione campata nell'aria, era venuta registando che Giovanna fosse stata soppressa nel castello di Muro della Lucania; che troppe circostanze rimanevano nell'ombra e troppi dubbi affioravano qua e là sulla estrema sorte toccata a colei che aveva ereditato la corona del potente suo avo Roberto il Saggio.
Anche gli autori nostri contemporanei meglio edotti di quello storico periodo del regno di Napoli, quantunque non ancora bene orientali verso una diversa tesi, hanno dovuto riconoscere l'oscurità di questo punto biografico della Regal Donna, e tra essi, in particolar modo il francese Lèonard e il nostro G. Gerola, i quali non hanno esitato a dichiarare di essere in attesa di nuovi lumi da parte di altri studiosi che possano rilevare l'enigma rimasto per tanti secoli insoluto.
Nella fiducia di aver raggiuto io tale scopo, mi decido oggi a dare alle stampe questo mio scritto che era già pronto da diversi anni. Con esso ritengo di essere riuscito a dipanare l'arruffata matassa che nascondeva il mistero della catastrofe di Giovanna: mistero dovuto non a circostanze fortuite, sibbene alla decisa volontà dello stesso Carlo di Durazzo, il quale aveva messo in opera ogni sua più raffinata astuzia, perchè mai si accertasse la verità del dove e del quando egli avesse fatto compiere l'eccidio della spodestata regina.
Io, dunque, col presente lavoro, enuncio principalmente i resultati di investigazioni da me eseguite, che mi hanno convinto definitivamente del vero luogo ove la prigioniera di Casa d'Angi fu spenta e di quello ove le sue spoglie furono sepolte.
Peraltro, nell'illustrare tale momento particolare che costituisce il motivo veramente essenziale delle mie ricerche, ho creduto tuttavia di non poter e di non dover prescindere dal premettere una larga notizia intorno alla vita stessa di un soggetto tanto interessante e di tanta diffusa notorietà quale fu la Regina Giovanna di Napoli; al che ho soddisfatto prospettandone il quadro nei termini che a mio parere meglio rispondono alla realtà storica dei casi fortunosi e drammatici di così celebre personaggio.
Da ciò scaturisce, in definitiva, che questo mio saggio consta di due parti ben differenziate e distinte: la prima che rispecchia la figura di Giovanna nella storia, la seconda che riguarda dove fu spenta e sepolta la Regina Giovanna. Io spero di aver conseguito per l'una e per l'altra, sia nelle indagini che nella esposizione, il fine che mi ero prefisso nell'intraprendere tale malagevole impresa.


INDICE - SOMMARIO
PARTE PRIMA
La figura di Giovanna nella storia
CAPITOLO I
Preliminari - Scarsezza di fonti storiche dell'epoca angioina - Dispersione dei Registri di Cancelleria - La notorietà mondiale della Regina Giovanna.
CAPITOLO II
Sguardo sulla personalità di Giovanna - Le sei Regine Giovanne del Regno di Napoli - Il tipo tradizionale della Regina Giovanna - Una favolosa produzione letteraria su tale nome - Le leggende popolari.
CAPITOLO III
La dominazione angioina a Napoli - Usi e costumi in Castelnuovo - Da Carlo I a Roberto il Saggio - Fasti e lussi di Corte - Intemperanze smodate - Principi e cortigiani numerosi - Primi scandali - Tre matrimoni principeschi - Maria di Valois; Caterina di Courtenay; Agnese di Pèrigord - Vita spassosa e licenziosa nei reali palazzi - Giovanni Boccaccio.
CAPITOLO IV
Primi anni di Giovanna - Sua educazione - Regina sedicenne - Sua inesperienza e debolezza - Tripudi di feste nella regal dimora - Tragedia di Andrea d'Ungheria - Secondo matrimonio Dissidi e litigi con Luigi di Taranto.
CAPITOLO V
Giacomo di Maiorca terzo marito - Brevissima e tempestosa vita coniugale - Morte di Giacomo in Ispagna - Storia degli amanti di Giovanna - Periodo di splendore nella Corte di Napoli.
CAPITOLO VI
Nubi temporalesche sul Regno - Quarte nozze - Giovanna scismatica - Scomunica e persecuzione di Urbano VI - Carlo di Durazzo investito della Corona di Napoli - Capitolazione della Regina - Sua prigionia e morte.
CAPITOLO VII
Completamento del profilo della Regina - Esagerazioni e calunnie Pregi e virtù di Giovanna - Un episodio eccezionale di gentilezza - Ammirazione di scrittori in contrasto ai tanti detrattori - Federico Mistral cantore e paladino della Regina Giovanna.

PARTE SECONDA

Dove fu spenta e sepolta la Regina Giovanna

CAPITOLO I
Considerazioni sui disegni di Carlo rispetto all'ex Regina - Prigionia di Roberto d'Artois e di sua moglie Giovanna duchessa, nipote di Giovanna I - Giovanna duchessa Signora dell'«Onore di Monte S. Angelo» - Una convenzione assurda tra Carlo e i prigionieri d' Artois - Losca commedia del Sovrano - La preparazione di un alibi - Il Castello di Monte S. Angelo - Excusatio non petita - Ipotesi fatte sulla fine di Giovanna
CAPITOLO II
Un misterioso cospicuo sussidio di Re Carlo ai Conventuali di Monte S. Angelo - Disperate condizioni finanziarie del Re - Significato politico di quel sussidio - Valore attuale approssimato di venti once d'oro.

CAPITOLO III
Prove della falsità di Carlo rispetto al dominio di Monte S. Angelo - Identificazione delle sue simulazioni e dei suoi raggiri - Episodio dell'ambasciata veneta - Conclusione da trarsi.
CAPITOLO IV
Le diverse opinioni sul luogo dell'eccidio di Giovanna e loro confutazione - Castel dell'Ovo di Napoli - Castello di Aversa - Castello di Nocera - Castello di S. Fele - Castello di Muro Lucano - Argomenti dello storico di Muro - Ragione del maggior credito per la versione murese.
CAPITOLO V
Itinerario di Giovanna attraverso i castelli di sua prigionia - L'ultimo fu il castello di Puglia - Perchè per recarsi in Puglia si dové seguire la via della Basilicata - La prigionia di Muro - L'episodio del Vescovo.
CAPITOLO VI
Vicende della prigionia di Giovanna - Epoca della sua cattività nel castello di Puglia che fu quello di Monte S. Angelo.
CAPITOLO VII
Morte della Regina - Assassinio per strangolamento - Le varie date ammessi dagli storici - Dal marzo al luglio 1382 - La più attendibile quella del 22 maggio - II macabro trucco dell'esposizione del cadavere in S. Chiara di Napoli.

CAPITOLO VIII
La lettera di Carlo III di Durazzo sulla morte di Giovanna - Suo ritrovamento in Padova - Sua pubblicazione nel Nuovo Archivio veneto - Cumulo di menzogne di quella lettera - Ragione politica della medesima.
CAPITOLO IX La sepoltura di Giovanna Falsa opinione del cadavere trasportato da Muro a Napoli Nessun indizio di sepolcro in S. Chiara Impossibilit che, se vera la traslazione, non vi si sarebbe eretto un sepolcro Un mausoleo di S. Chiara creduto di Giovanna I Congetture varie Accertata inesistenza, in quella Chiesa, di un sepolcro alla nipote di Roberto.
CAPITOLO X
IL Reinaker per la Tomba di Giovanna in S. Francesco di Monte S. Angelo - Descrizione di tale Chiesa - Avanzi sepolcrali in detta Chiesa - Due sepolcri fusi in una tomba - Un sarcofago appartenente a Margherita Sanseverino madre di Carlo di Durazzo - La statua giacente appartenente alla Regina Giovanna - Traslazione di quei resti sepolcrali del Coro al posto attuale nel 1626 - Epitaffio del seicento.

CAPITOLO XI
Uno sguardo agli accidenti di sepolture medioevali - Vicissitudini di sepolcri angioini - Traslazioni, mutilazioni, fusioni, dispersioni - Unico ricordo sepolcrale della Regina Giovanna in tutto l'ex Regno di Napoli quello di S. Francesco in Monte S. Angelo.
CAPITOLO XII
Gli scrittori coevi - L'opinione dell'Anonimo dal «Chronicon» e quella di Teodorico - Quest'ultima per il castello della Puglia - Importanza eccezionale dello storico Teodorico - La versione da questi accolta da altri scrittori in tutte le epoche - Importanza dello storico Egly nella nostra tesi - Ricordo di altri autori moderni.
CAPITOLO XIII
Ricapitolazione di tutte le ragioni favorevoli alla nostra tesi - è la sola che regge al lume della critica - Giovanna uccisa nel Castello di Monte S. Angelo e interrata nella locale Chiesa di S. Francesco.


CAPITOLO SECONDO

SGUARDO SULLA PERSONALITÀ DI GIOVANNA - LE SEI REGINE GIOVANNE DEL REGNO DI NAPOLI - IL TIPO TRADIZIONALE DELLA «REGINA GIOVANNA» - UNA FAVOLOSA PRODUZIONE LETTERARIA - LE LEGGENDE POPOLARI
Era proprio vero dunque che una donna, anzi una femmina di tal fatta fosse impersonata in quel soggetto cosi interessante nella storia del Regno di Napoli quale fu Giovanna I d'Angiò?
Quì fa d'uopo rammentare, prima d'ogni altro, che di regine che ebbero il nome di Giovanna nella Monarchia siciliana ve ne furono ben sei, dalle quali, escludendo quella, quasi ignota nella Storia, che fu la moglie di Guglielmo il Buono, nonché la madre di Carlo V, Giovanna detta la Pazza, la quale fu di quel regno sovrana soltanto nominale, rimangono ancora quattro, e cioè le due Regine aragonesi spose rispettivamente dei re Ferrante I e Ferrante II, e, prima ancora di costoro, le due di casa d'Angiò, vale a dire la nostra protagonista e una discendente di un suo ramo collaterale, Giovanna II, detta la Giovannella.

Ingrandisci l'immagineUnica vestigia del trecentesco ospedale della regina Giovanna

Unica vestigia del trecentesco ospedale della regina Giovanna a Monte Sant'angelo

Or senza dubbio furono queste due ultime che più specialmente richiamarono l'attenzione dei contemporanei e dei posteri, perchè esse furono vere e proprie Regine ereditarie del trono e governarono in loro nome e come tali non potevano sfuggire alle maggiori indagini anche sulla moralità dei loro costumi.
Tuttavia le stesse Giovanne Aragonesi non andarono immuni da tacce e maldicenze negli atti della loro vita intima: che anzi fu perfino narrato, per la seconda di costoro, nel plagio di Somma, la solita storiella dei trabocchetti e dei precipizi degli amanti. Ma egli che ormai nella città di Napoli e in tutto il Reame si era venuta formando, a poco a poco, una curiosa leggenda, per cui più non si concepiva una Regina Giovanna senza la qualità di femmina dissoluta e senza relative orge e perversioni d'amore!
E che una confusione di tale genere si fosse davvero verificata in proposito, lo dimostra chiaramente l'opuscolo di uno scrittore napoletano, l'Amalfi, su «La Regina Giovanna nella tradizione» dove l'autore afferma che cotesta tradizione si formò attorno a un tipo detto della regina Giovanna senza la designazione precisa del personaggio storico a cui si riferiva.

Fu Benedetto Croce che, rimasto per anche lui nel campo delle ipotesi, osservò al riguardo che «chi diede impulso alla leggenda dovette essere la prima delle donne angioine, ma che il tipo dové essere rafforzato dalla seconda che menò vita non meno disordinata e scomposta dell'altra».
Queste due sovrane della stessa Dinastia ebbero entrambe comunemente cattiva voce e non di rado vennero confuse fra loro nei racconti e nelle narrazioni.
Che se ad esempio nelle Novelle di Matteo Bandelle, ove si parla degli adulterii di Giovanna, si allude evidentemente alla prima di esse, nel Ritratto che ne fa il Cavalier Marino tra quelli delle Belle, impudiche et scelerate, non si sa bene se riconoscere la prima o la seconda di tali Regnanti.
Ad ogni modo pu ritenersi per fermo che la protagonista di questo nostro studio, l'avvenente figliola di Carlo di Calabria, sta a fondamento della surricordata opinione, e il suo caso, a preferenza di ogni altro, fu così singolare e divenne anzi talmente suggestivo da prestarsi a soggetto di una quasi favolosa produzione letteraria ed artistica nel campo narrativo, romanzesco, polemico e soprattutto teatrale, non escluso oggi, quello cinematografico.
Basti ricordare che in secoli successivi avemmo, oltre a due tragedie francesi, rispettivamente del Magnon e del La Harpe su «Jeanne de Naples», due romanzi francesi sullo stesso argomento; poi due drammi inglesi, del Landor Walter Savage e ancora tre commedie spagnole di Lope de Vega, del Zorilla, del Calderon e una tragedia altresì in provenzale di Federico Mistral. In italiano poi si contano una tragedia del calabrese Francesco Saverio Safi, una di G. Battista Marsugi e una slmilmente di N. Brunetti; e finalmente abbiamo di quest'ultimo trentennio, oltre alla già accennata opera, veramente magistrale, del francese Lèonard, monografie storiche in varie lingue, articoli polemici e studi in riviste e rassegne italiane e straniere, che sarebbe lungo enumerare, di cui alcuni di non piccola ne limitata importanza.
Numerose poi sono le leggende popolari, delle quali, tra le esotiche, varie di origine provenzale, e ve n'è perfino una svedese, secondo cui la regina Giovanna avrebbe avuto tra gli amanti anche un figlio di S. Brigida: ma le più sono naturalmente napoletane e siciliane con canti popolari a significato di regina impudica e con i ricordi romanzeschi e paurosi di palazzi, castelli, torri, pozzi, bagni detti della «regina Giovanna» sparsi per tanti luoghi del regno: ricordi quasi sempre connessi con quelli dei precipizi, ove, nei cupi silenzi e nelle tenebre della notte, si facevano sparire gli amanti inghiottiti dai sotterranei o dal mare.
Né mancarono coloro che veramente prestarono fede a tali leggende spaventose, financo fra gli stranieri, tra i quali possono ricordarsi, a titolo di esempio, i tedeschi Volkmann e Rehfues, i quali credettero di fare la storia senz'accorgersi, invece, che avevano raccolta la semplice tradizione popolare.[...]
Continua


Biografia di Ciro Angelillis

Nacque a Monte Sant'Angelo il 3 maggio 1873.
Si laureò in medicina e chinirgia all'Università di Bologna nel 1899 ed esercitò i primi anni della professione nella sua città. Quivi cominciò a dedicarsi, con una passione che non lo abbandonò per tutta la vita, alle indagini sulla storia della sua città.
Nel 1900, insieme all'avv. Filippo Ungaro, fondò il «Gazzettino del Gargano» di cui fu dapprima redattore capo, poi direttore.
Nel 1904 si trasferì a Lucera per motivi professionali, ma continuò le sue ricerche che pubblicò ne «Il Foglietto» di cui fu direttore dal 1914 al 1917.

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Ciro Angelillis

Richiamato alle armi in qualità di capitano medico, si recò in Toscana, prima a Firenze, poi a Capolona come medico condotto, infine ad Arezzo.
In questa città, potè dedicarsi totalmente ai suoi studi prediletti fino alla morte che lo colse l'il marzo 1956.
Volle essere sepolto nella sua città natale che a lui intitolò la Biblioteca Comunale inaugurata il I novembre 1966. Nella sua ricchissima produzione di scritti - alcuni dei quali pubblicati nei primi anni di attività professionale, furono opuscoli di igiene sociale - il tema costante Monte S. Angelo, la sua storia, i suoi monumenti.

Apparvero cosi la prima monografia «Monte S. Angelo» (1903), poi «G. Tommaso Giordani letterato e patriota pugliese» (1907), «Profili di personaggi antichi e moderni della città di Monte S. Angelo» (1908), «L'antichissimo Comune di Monte S. Angelo» e «Visita alla Basilica di Monte S. Angelo» (1914), «Le porte di bronzo bizantine nelle Chiese d'Italia e le imposte della Basilica di Monte S. Angelo» (1924), «Un punto inesplorato nella vita del poverello d'Assisi, il pellegrinaggio al Gargano» (1928), «La Croce di Federico II nella Chiesa di S. Michele in Monte S. Angelo» e «La Chiesa e il Convento di S. Francesco in Monte S. Angelo» (1936), «La Chiesa e l'ex Convento della Trinità di S. Chiara in Monte S. Angelo» (1953), Pulsano e l'ordine monastico pulsanese» (1953). Un gran numero di scritti vennero pubblicati, tra il 1945 e il 1950, sotto forma di articoli su giornali e riviste: «I Templi di Calcante e Podalirio», «Il rione Grotte e la chiesa di S. Apollinare in Monte S. Angelo», «Preistoria della Caverna angelica in Monte S. Angelo», «Le milizie francesi del 1799 a Monte S. Angelo» ecc. Nel 1956, fu pubblicata la più importante opera, in due volumi, che rappresent il coronamento della vita di studi dell'Autore: «Il Santuario del Gargano e il culto di S. Michele nel mondo». Nel 1969 apparve lo studio «La Tomba di Rotari». Solo ora, a cura del Centro studi Garganici, vede la luce l'opera «Nuove luci sulle vicende della regina Giovanna I di Napoli» (1937).

Garganonet  Piazza delle Rose, 3 71043 Manfredonia (Foggia) Italia  

 

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