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Vincenzo Rizzi - Matteo Caldarella - Maurizio Gioiosa - Michela Ingaramo

Viaggio alla scoperta degli uccelli delle zone umide del Parco Nazionale del Gargano

Anno 2005 - Parco Nazionale del Gargano

 

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Copertina: Viaggio alla scoperta degli uccelli delle zone umide del Parco Nazionale del Gargano

L'importanza delle zone umide

Grandi distese di acqua, prati di canne che ondeggiano al vento, fruscii di ali, luoghi misteriosi e esotici, ma anche aria intrisa di malsani vapori, lande vuote, tristi, popolate di mostri e malattie mortali. Queste sono le immagini più consuete che vengono alla mente quando pensiamo a una zona umida. Se invece ci concentriamo su esperienze reali, ecco emergere dalla memoria il volo improvviso di un airone, o il grido di piccoli trampolieri che con volo nervoso sfiorano le acque, il gracidare nei meriggi estivi delle rane, le fioriture intense dei ranuncoli d'acqua... queste sono le esperienze pi tipiche che possiamo vivere in una zona umida del Parco Nazionale del Gargano.
Sinteticamente, con il termine "zone umide" si intende un insieme di ambienti così descritti: " aree palustri, acquitrinose o torbose o comunque specchi d'acqua, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua ferma o corrente, dolce, salmastra o salata, compresi i tratti di mare la cui profondità non ecceda i sei metri, con la bassa marea ". (Convenzione di Ramsar 1971). Sapendo cosa sono le zone umide, ora potremo apprezzare questi incredibili ambienti che rappresentano un immenso serbatoio di biodiversità e che rendono unico il Parco Nazionale del Gargano tra le aree protette del Bei Paese.

La rete di zone umide del Parco

Dalle vaste lagune salmastre alle risorgive, dai resti di antichi laghi alle foci dei torrenti, le zone umide del Gargano includono un'importante varietà di habitat e paesaggi con le loro diverse comunità animali e vegetali. Per garantire una corretta conservazione di questo variegato sistema di ambienti necessario conoscerle e classificarle.

Cicogne Bianche

Cicogne Bianche

Per semplicità, possiamo raggupparle in queste tipologie:
Zone umide salmastre: si tratta delle lagune costiere che geograficamente sono prossime al mare e si caratterizzano per valori di salinità estremamente variabili in base al fatto che siano permanenti o temporanee, alimentate dal mare o da torrenti e risorgive d'acqua dolce.
Paludi d'acqua dolce: si formano normalmente dove, in seguito all'affiorare della falda o alla particolare conformazione del terreno, si assiste ad un ristagno di acqua.
Estuari: sono le foci dei torrenti che lambiscono il Gargano.
Zone umide artificiali: sono quelle create dall'uomo generalmente per scopi irrigui o rappresentano i residui delle opere di bonifica che hanno caratterizzato il recente passato.

Un grande patrimonio.

Le zone umide rappresentano un'importante risorsa sia dal punto di vista biologico che socio-economico.
Dal punto di vista biologico, insieme alle foreste pluviali e alle barriere coralline, rappresentano uno degli habitat a maggiore biodiversità. Ma sono anche un'importante risorsa economica: moltissime civiltà, come ad esempio quella egiziana, si sono sviluppate grazie alla presenza di zone umide che garantivano abbondanza di risorse primarie come cibo ed acqua. Molte delle attività proprie della nostra civiltà possono essere rese compatibili con questi ambienti. Tra queste: il turismo naturalistico, l'acquacoltura estensiva, la fitodepurazione delle acque.

Perchè stanno scomparendo?

Per secoli le zone umide sono state bonificate dall'uomo. Si stima che circa due terzi delle zone umide europee siano ormai scomparse in questo modo.
Come conseguenza di queste trasformazioni in Italia oggi esiste una superficie totale di circa 300.000 ettari contro i 3.000.000 di ettari di zone umide del XIX secolo.
Solo recentemente la tendenza comincia ad invertirsi, grazie anche a convenzioni come il trattato intergovernativo per la Protezione delle Zone Umide di Importanza Internazionale, meglio conosciuta come convenzione di Ramsar (dalla città iraniana in cui il testo fu sottoscritto nel 1971).
Nel 1992 si aggiunta anche la strategia di Grado che impegna gli Stati, le organizzazioni, le ONG (Organizzazioni non Governative) ad arrestare il degrado delle zone umide.[...]

Le zone umide del Parco Nazionale del Gargano

Ingrandisci l'immagineVista della Laguna

Vista della Laguna

Il viaggio intrapreso con questo quaderno di campo segue idealmente un percorso che tocca tutte le principali zone umide presenti all'interno dell'area protetta e così, da nord verso sud, il viaggio inizia seguendo la linea di costa dello Sperone d'Italia alla scoperta di uccelli e luoghi, spesso di importanza intemazionale e con caratteristiche uniche.
Agli stormi di migratori alati che in autunno si dirigono verso sud, appaiono i primi ambienti acquatici pugliesi alla foce di un fiume, il Fortore, un tempo ricco di acque, che formava estese paludi.

La Foce del fiume Fortore

L'area intorno alla foce ci che resta dei vasti acquitrini che si formavano con le piene del fiume. Poi la costruzione della diga di Occhito ha escluso la possibilità di conservare le zone umide costiere, ma anche di compensare l'erosione della costa che procede inesorabile.

Cartina della foce del fiume Fortore

Cartina della foce del fiume Fortore

In alcuni punti l'acqua piovana e quella di falda formano ancora piccoli acquitrini che, soprattutto durante le migrazioni, si arricchiscono per la presenza di numerosi uccelli come gru, cicogne, aironi rossi, sgarze ciuffetto, garzette e da pochi anni anche l'Airone guardabuoi.
Intorno a queste aree umide cresce una bella vegetazione in parte ricostituita dall'uomo e, sulla duna, lembi di macchia mediterranea con una ricca avifauna.
Numerosi sono anche i limicoli osservabili sulla spiaggia antistante, tra i quali vi sono beccacce di mare, piovanelli tridattili (in inverno) e fratini.


Per chi ha intenzione di dedicare una giornata di primavera al birdwatching, le occasioni di osservazione non mancano: occhiocotti e magnanine, gruccioni e upupe,
Una Volpoca sull'acqua di Lesina

Una Volpoca sull'acqua di Lesina

ma anche rapaci come il Lodolaio, il Falco di palude o anche il Lanario.
Raggiungere la zona abbastanza semplice, basta seguire le indicazioni che dalla S.S. 16 portano verso Marina di Lesina. Prima dell'agglomerato turistico si svolta a sinistra vicino a Torre Fortore lungo una stradina sterrata che porta nei pressi della foce, in località Longara.
Durante il percorso verso la Foce, si incontrano anche alcuni stagni che possono riservare sorprese come avvistare la sempre più rara testuggine palustre.
è consigliabile visitare la spiaggia ove si potranno incontrare limicoli, sterne e gabbiani.
Poco lontano dall'area descritta si estende una delle zone umide più importanti del Parco: la laguna di Lesina.

La laguna di Lesina e le Fantine del Bosco Isola

La laguna di Lesina si è originata, nel corso dei millenni, grazie all'apporto di detriti trasportati dal fiume Fortore e all'azione delle correnti marine prevalenti. Gli apporti fluviali venivano infatti depositati lungo la costa verso sud formando quest'istmo ora chiamato localmente "isola" (tombolo), che separò il mare dal golfo preesistente.
La laguna si estende su una superficie di oltre 4.500 ettari. Si tratta di una zona umida di notevoli dimensioni e poco profonda (non supera i 2 m), meta di migliala di uccelli, la massima presenza è quella dei mesi invernali quando gli uccelli svernanti si radunano in stormi immensi.
Durante i consueti censimenti invernali si contano mediamente 10.000 folaghe, 5.000 moriglioni, nonché migliala fra altre anatre (come fischioni, alzavole, mestoloni, morette) e

Ingrandisci l'immagineAirone Cenerino

L'Airone Cenerino

diverse specie di gabbiani, cormorani e svassi maggiori.
La laguna si può suddividere in due ambienti distinti fra di loro: nella maggior parte dell'area l'acqua è salmastra o salata, mentre nella sacca orientale, da tempo dichiarata Riserva Naturale di popolamento animale gestita dal Corpo Forestale dello Stato, le acque sono dolci o lievemente salmastre grazie al cospicuo e costante apporto di acqua dolce da parte delle sorgenti.
Tutto ci consente la crescita di un esteso canneto, che crea un mosaico di specchi d'acqua e vegetazione in grado di ospitare la maggior parte degli uccelli della laguna.

Gli immensi stuoli di moriglioni, i tarabusini e i tarabusi, gli aironi rossi e i cannareccioni, le cannaiole e i basettini si affollano nel canneto e nei chiari.
Le rive settentrionali della laguna con i loro acquitrini attirano numerosi limicoli come piovanelli pancianera, beccaccini e anche fenicotteri.
Nel Bosco Isola la vegetazione a macchia mediterranea è inframmezzata

Ingrandisci l'immagineVegetazione piana e cespugli con vista sulla Laguna

Vegetazione piana e cespugli con vista sulla Laguna

da particolari piccole zone umide (stagni retrodunali), chiamate localmente fantine, formate in prevalenza dalle acque piovane e dall'emergenza di falde. Queste ospitano specie importanti di rettili e anfibi come raganelle e testuggini acquatiche, ma vengono frequentate anche da garzette e aironi cenerini nonché, ove è presente il canneto, da gallinelle d'acqua e porciglioni.

Per la visita alla Laguna consigliamo alcuni percorsi da effettuare in auto con soste nei punti più favorevoli ed escursioni a piedi. Punto di partenza l'abitato di Lesina ove è attivo un centro visite del Parco che organizza interessanti escursioni naturalistiche guidate (anche in catamarano). Da non perdere è la passeggiata nell'incantevole macchia mediterranea del Bosco Isola.
Vero paradiso botanico, è questo istmo che separa la laguna dal mare, è anche una meta ornitologica interessante; grazie alla presenza di numerosi piccoli passeriformi.
In inverno poi sono da non perdere le belle osservazioni di folaghe, germani, gabbiani reali, comuni e svassi maggiori da effettuare sul lungolago nei pressi del Centro Visite (punto n. 1).

Partendo dall'abitato in direzione di Marina di Lesina, in località "Cannelle" all'incirca al km 11, nel punto più vicino al lago e con l'ausilio di un cannocchiale, si potranno osservare folaghe, volpoche, mestoloni, svassi maggiori e aironi cenerini con il Falco di palude che volteggia a bassa quota.
Continuando lungo la strada, a km 12 si volta a destra verso il Bosco Isola, giungendo al ponte sul canale "Acquarotta" che collega la laguna al mare; da qui si possono effettuare osservazioni sulla sponda del lago come quella dell'immancabile Martin pescatore, di svassi maggiori e garzette (punto n. 2).
Prima del ponte si pu lasciare l'auto presso l'area pic-nic della casa del pescatore e proseguire a piedi. Superato il ponte, a sinistra si scorge il pannello del Bosco Isola con un bellissimo percorso su passerella in legno adatto anche al transito dei disahili in sedia a rotelle.

Qui possiamo ammirare la macchia mediterranea su duna in tutto il suo splendore e gli uccelli che la abitano. In autunno-inverno si osservano varie specie di turdidi, mentre in primavera-estate, oltre ai silvidi nidificanti (piccoli uccelli, molto attivi e poco colorati, con il becco esile, dritto ed appuntito), si vedono gruccioni, upupe, gheppi, lodolai e, raramente, il Lanario.
Qui è stato attuato dal Museo Orto botanico dell'Università di Bari, su incarico del Comune di Lesina, un progetto di ripopolamento del rarissimo Cisto d Clusius, un piccolo arbusto dai fiorellini bianchi presente in questa unica stazione di tutta l'Italia peninsulare.

 
Il testo è le note continuano nella pubblicazione che può essere richiesta, come pure i capitoli mancanti in fotocopia.
Scrivere a info@vignanotica.com

Garganonet  Piazza delle Rose, 3 71043 Manfredonia (Foggia) Italia  

 

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